Rossella
Luca era un ragazzo speciale, così speciale da aver lasciato un segno indelebile in ogni persona che ha avuto la fortuna di conoscerlo. Io quel segno l’ho visto in tutta quella marea di ragazzi, amici e compagni di scuola, che ha voluto dargli l’ultimo saluto. L’ho visto dietro ai vostri occhiali scuri, sulle vostre camice nere, in quegli abbracci infiniti che vi siete scambiati, sugli striscioni e sulla maglietta “LUKA VIVE”. A quei ragazzi vorrei dire: la vita vi ha fatto vivere un grande dolore, tanto grande per la vostra giovane età…ma cercate di fare come ha fatto Luca e come avrebbe fatto: vivete la vita intensamente, senza sprecare neanche un momento, studiate, siate curiosi, girate il mondo ed esprimete la vostra opinione, e soprattutto tenete sempre stretto nel vostro cuore quell’amore e quella sensibilità che ho visto quel giorno. E Luca continuerà a vivere per sempre, e sarà orgoglioso di voi.
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Zia Elena
Sono la zia di Luca, ho 44 anni e stare con lui in Giappone mi ha insegnato tanto sui giovani ragazzi, molto diversi da come ero io solo qualche anno fa. Non e’ vero che sono “addicted” al cellulare e pieni di sé, incapaci di approfondire e argomentare. Luca non voleva mai farsi una foto, ho dovuto costringerlo, ogni argomento che toccava era rigorosamente approfondito, altrimenti taceva. Quando parlava di Gaza, lui sapeva tutto, lui leggeva e controllava sempre le fonti. Era affascinante ascoltarlo. Di fronte a Hiroshima ci ha dato una lezione di storia sugli equilibri politici del tempo che io non ho mai studiato sui libri.
Quando abbiamo visto tutti quei ragazzi venirlo a salutarlo, devastati dal dolore, piegati sulle gambe dentro la domus, in ginocchio in chiesa, chi anche per terra, abbiamo capito quanto poco conosciamo il cuore di chi parla poco. C’era questo muro di magliette nere che continuavo a guardare, era come uno tsunami di emozioni, che non parlavano, ma si abbracciavano, forte, e non importa se il momento del gesto di pace dura pochi minuti solitamente, loro si sono alzati hanno attraversato la navata della chiesa e si sono abbracciati tutti davanti a Luca, contornato da questo amore sconfinato, di chi forse a parole non è mai riuscito a dirlo, ma questa volta l’ha urlato più forte che poteva. E io spero che Luca sia un esempio per i suoi giovani coetanei che non bisogna avere paura di esprimersi, con le parole, con i gesti, con gli abbracci, perché il tempo che abbiamo a disposizione non possiamo controllarlo. Ci facciamo troppe paranoie, riempiamo la mente di paure inutili, di scenari che forse non esisteranno mai. Pensiamo troppo e agiamo poco, rimandiamo a un domani che forse non ci sarà. Nessuno ti restituirà i giorni passati a bloccarti, le parole che non hai detto, gli abbracci che non hai dato. Quindi respira, sbaglia, appassionati, prova, vivi. Come diceva luca: “Le monde ou rien”.
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Nonna Nella (80anni)
Sono la nonna di Luca e per quanto la sofferenza ci pervadesse durante la funzione quell’immenso gruppo di giovani con quei visi sinceri e addolorati, ancora innocenti, hanno rotto il muro dell’indifferenza con cui di solito vengono descritti i ragazzi di quell’età. a chi pensa che questi giovani non siano più capaci di dimostrare i loro sentimenti ed emozioni, la lezione l’hanno data a noi. Io a luca chiedevo “sai chi ha il vero potere? il popolo” lui mi rispondeva “ma il popolo non lo sa”. Voi giovani lo sapete? Non smettete mai di credere nel potere delle vostre emozioni e dei sentimenti, arrivano molto più lontano di quanto crediate.
